Quando ero piccola facevo una cosa strana: disegnavo di nascosto. La notte prima di dormire, rinchiusa nella mia cameretta. Conservavo i soldini della merenda e li spendevo in materiale artistico: carboncini, pennarelli e pastelli vari. Con quel piccolo preziosissimo bottino gettavo silenziosamente e furtivamente le basi del mio futuro.
Infatti, quando è venuto il momento di scegliere la scuola superiore, non ho dubitato nemmeno per un momento: ho scelto il liceo linguistico.
Istituto d'arte, dici? No, quello era per chi non aveva voglia di studiare. E io ero una ragazzina studiosa prima, e una ragazza diligente dopo, quando mi sono laureata. Sì, sempre in lingue straniere. Ne ho fatto pure una professione. Per un po'.
L'epilogo della storia non è così difficile da indovinare: sono entrata in crisi, ho decisamente virato la rotta e bla bla bla.
Il fatto è che non credo che nessuno mi avrebbe mai impedito di prendere un'altra strada, una più artistica forse. Eppure, ho fatto un giro immenso prima di ritrovare la retta via.
Ho spesso pensato di essermi data la famosa zappa sui piedi senza un ragionevole motivo. Ancora mi chiedo il perché di quelle scelte fatte (giuro) col cuore.
Ho sempre agito d'istinto. Dicono ci prenda sempre (?).
O forse qualcosa dentro di me sapeva.
Sapeva che, prima di dipingere, avrei avuto bisogno di errare.
Di imparare altre lingue.
Di trasferirmi all'estero.
Di tornare a casa.
Di perdermi.
Se avessi scelto l'istituto d'arte, oggi dipingerei meglio? Forse sì.
Ma dipingerei le stesse cose?
O meglio... Avrei lo stesso sguardo?
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