Non sono una signora

Pubblicato il 9 settembre 2026 alle ore 22:20

Se c'è un cliché duro a morire nel mondo floreale, è che alle mamme piacciono le orchidee. Quelle piante apparentemente delicate, piantate in vasi di plastica trasparente, che popolano i davanzali delle case materne resistendo a ogni tentativo di annegamento o siccità. Sarà per questo che, quasi per un riflesso condizionato o per un sottile dispetto inconscio, tendo a infilare orchidee in molti dei miei acquerelli. 

Sia chiaro: con mia madre ho sempre avuto un pessimo rapporto. Non ho mai digerito la figura idealizzata della madre sacrificale, perfetta e rassicurante che la società ci propina a ogni anniversario o festa comandata. La santificazione del ruolo materno mi fa venire l'orticaria, eppure l'orchidea continua a spuntare tra le mie sfumature di colore. 

C'è una deliziosa ironia in tutto questo, soprattutto se si scava nella botanica e nell'etimologia, lasciando da parte la psicologia spicciola da salotto (o da Instagram). Il termine "orchidea" deriva infatti dal greco antico "orchis", che significa letteralmente "testicolo", a causa della forma dei tuberi sotterranei di alcune specie. Pensare che il simbolo per eccellenza della grazia floreale e del regalo "da mamma" porti nel nome un richiamo così spudoratamente anatomico e maschile è il tipo di corto circuito che adoro. 

Questo specifico acquerello l'ho battezzato Amaya. È un nome che mi è rimasto dentro dagli anni in cui vivevo in Spagna. In basco significa "el principio del fin" (l'inizio della fine). Mi sembrava perfetto, quasi poetico. Peccato che, scavando meglio, ho scoperto che la radice del nome deriva da ama, che significa "madre". Risultato? A quanto pare Amaya significa anche "figlia della madre". Praticamente un vicolo cieco. Non sono una signora, d’accordo, ma a quanto pare resto un caso disperato. 

Tutto torna, insomma, in un cerchio (im)perfetto che si chiude. Amaya, con i suoi occhi vividi e le orchidee viola tra i capelli, non è la celebrazione romantica di un legame ideale. È, semmai, il manifesto di una femminilità che devia dai binari prestabiliti, che gioca con i simboli e si riappropria delle proprie radici senza retorica e senza sconti.

Se Amaya ti ha incuriosito - per gli occhi, per i colori o, diciamolo, per la questione dei testicoli - nel mio sito trovi altri acquerelli, stampe e opere originali disponibili.

Il resto dell'universo di A portata di mare è decisamente più tranquillo. Forse 🌸🩷

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